SISTEMA MUSEALE SAN MINIATO

MUSEO ARCHEOLOGICO

SAN GENESIO
MONILI E MONETE

 


ALLA RICERCA DI SAN GENESIO:
le fonti scritte

 

La prima attestazione scritta dell’esistenza di San Genesio risale al 715.
I documenti registrano infatti che in questo anno, nella chiesa dedicata, appunto, a San Genesio, nel territorio di “vico Uualari” si tenne un’assemblea per definire la controversia tra i vescovi di Siena e Arezzo riguardo al possesso di alcune chiese e monasteri.
L’edificio ecclesiastico, che almeno a partire dal 763 doveva aver assunto la funzione di pieve, dal 930 compare con la nuova titolazione di San Genesio e San Giovanni Battista. Dalla documentazione del X secolo abbiamo anche alcune informazioni sull’ubicazione del vico, che si dice essere posto presso il fiume EIsa.

L’abitato è ricordato anche tra le tappe del viaggio dell’arcivescovo Sigerico da Roma a Canterbury, effettuato intorno al 990, e tra quelle del percorso compiuto tra il 1151 e il 1154, seguendo la via Francigena, da Nikulas di Munkathvera, abate del monastero di Thingor, in Islanda, partito in pellegrinaggio per Roma e laTerrasanta.
Intanto, già dal 1055, San Genesio era diventato la sede prescelta per le diete indette dai messi del potere imperiale: a promuoverle, riunendo i rappresentanti delle città e delle grandi famiglie comitali della Tuscia, furono Enrico III, nel 1055, Guelfo, zio del Barbarossa, nel 1160, Rainaldo di Dassel, legato imperiale, nel 1162 e 1164, e Cristiano, arcivescovo di Magonza e cancelliere dell’impero, nel 1172. Nel corso della seconda metà del XII secolo, probabilmente, il borgo fu distrutto, dato che, nel 1188 e nel 1199, è tramandata notizia di due sue riedificazioni da parte dei lucchesi. In questi anni (1191) passò dal borgo anche Filippo Augusto, re di Francia, reduce dalle crociate.  

Il percorso della via Francigena descritto da Sigerico

Sempre alla fine del XII secolo si data uno dei documenti più importanti per l’identificazione dell’ubicazione del borgo e della sua pieve: la bolla di papa Celestino III, dell’anno 1194. Come si legge nelle parole del pontefice, nel borgo si trovavano la chiesa di San Lazzaro, con la casa dei lebbrosi, posta vicino alla pieve, la chiesa di Sant’ Egidio, quella di San Pietro e quella di San Cristoforo, San Giusto e Sant’Angelo, che sorgeva sopra l’abitato.
 

Poco dopo, nel 1198, il borgo sembra essere stato nuovamente distrutto, questa volta dagli abitanti di San Miniato, ma nel 1199 Lucca già si adoperava per ricostruirlo. La storia delle alterne vicende di San Genesio non finisce comunque qui: nel 1200, a quanto dice Giovanni Villani, “i Samminiatesi disfeciono” di nuovo “il borgo.. .ch’era nel piano di Samminato, ed era molto ricco e bene abitato”. A determinare la decadenza del borgo contribuirono però anche altri eventi. Nel 1216 Federico Il donò San Genesio a San Miniato, ordinando che da quel castello vi passasse anche la strada maestra fra Pisa e Firenze. Poi, nel 1236, papa Gregorio IX, preso atto della distanza tra la pieve del borgo e il castello predetto. concesse la facoltà di seppellire e battezzare nella chiesa di San Miniato. Un ultimo tentativo di rivitalizzare San Genesio si può cogliere, forse, nella ricostruzione dello stesso da parte dei Lucchesi nel corso del 1240, ma la fine del borgo era ormai prossima e nel 1248 fu definitivamente distrutto.
 

Tracce dell’abitato, probabilmente solo rovine, dovevano comunque essere visibili ancora nel 1297, quando “Cambio Aldobrandini Bellincionis et Bonaiuto Galgani”, notai, nel corso di una ricognizione volta a definire i confini tra i distretti di Firenze e San Miniato, tracciarono i limiti del territorio del fu borgo San Genesio. Quest’ultimo sembra che occupasse una striscia di terra che, costeggiando il rio Riosoli fino a San Lazzaro e poi il rio Mugnana, giungeva fino all’EIsa e da qui fino all’Arno, per poi risalire verso le colline passando per casa Trapezzana, poggio Sant’Angelo e poggio Terralba, fino a podere Campoberti.

 

La distruzione del borgo non doveva aver interessato la pieve di San Genesio, che, probabilmente all’inizio del XIV secolo era ancora in vista: nel 1333, infatti, in una rubrica degli Statuti del comune di San Miniato che riguardava la costruzione di un argine per la protezione degli abitanti della villa Isola, fu presa come punto di riferimento la “plebem veterem de Sancto Genesio”, posta in “plano Sancti Miniatis”.
Da quel momento in poi del borgo di San Genesio rimarrà il toponimo, giunto fino ai nostri giorni, mentre le tracce materiali dell’abitato sembrano scomparire per non lasciare alcuna traccia.