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Tuttavia, malgrado l'apparente (e non solo) difficoltà di scrivere su questo tipo di materiale, molteplici sono le tipologie di uso e di testo per le quali veniva utilizzata la pietra come supporto: iscrizioni sacre (su are, cippi, oggetti o pareti di edifici), iscrizioni sepolcrali (su tombe, sepolcri architettonici, cippi), iscrizioni onorarie (su statue, ritratti, colonne, archi), ma anche strumenti domestici (suppellettili, pesi, monete). L'iscrizione su pietra che si identifica quindi solitamente con un monumento o comunque con un supporto fisso, in realtà, molto frequentemente venne incisa su qualcosa di mobile e temporaneo. Tra le iscrizioni più tipiche e importanti ricordiamo le così dette epigrafi giuridiche, scritte su lastre di pietra, intonaco (ma sovente anche su metalli come il bronzo o l'argento): si trattava di leggi, consulti del senato, editti e decreti, documenti cioè che assumevano validità con l'esposizione pubblica. Ancora oggi le iscrizioni su pietra vengono utilizzate con valore prevalentemente celebrativo e sono legate ad un luogo o ad un monumento particolare. Tra le pietre si usò soprattutto il marmo, morbido e quindi particolarmente adatto ad essere inciso. Di uso comune per le iscrizioni e in particolare per quelle onorarie, dedicatorie, funerarie e commemorative, il marmo fu affiancato da pochi altri materiali. Su di esso la scrittura veniva incisa tramite il martello e lo scalpello, qualche volte si praticava un'incisione con una punta aguzza, ottenendo così un tratto molto più fine. Per i contenuti e per la caratteristica di non essere certo un materiale facilmente trasportabile il marmo fu utilizzato solo per l'esposizione pubblica e non andò a costituire veri e propri archivi. Oggi, infatti, le iscrizioni si incontrano o ancora collocate nei luoghi d'origine o conservate nei musei archeologici. Tale fu l'importanza nel mondo antico di queste iscrizioni, che una vera e propria disciplina, l'epigrafia, si occupa dello studio di queste forme di comunicazione. |
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