Museo Didattico Sulla Scrittura de
LA TAVOLETTA CERATA

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L'uso della cera costituì davvero un passo rivoluzionario nell'uso dei supporti di scrittura perché rivoluzionaria fu la possibilità di riutilizzare la tavoletta dalla quale la scrittura poteva essere cancellata.
I gruppi principali di tavolette cerate che noi conosciamo provengono da Pompei, le tavolette che costituirono l'archivio del banchiere Lucio Cecilio Giocondo, e da Ercolano, tutte risalenti al I secolo.
Altri nuclei di una certa consistenza sono stati rinvenuti a Vindonissa, in Svizzera (risalgono al I secolo), in Egitto (datate tra il I e il IV secolo), in Dacia (testimoniano dell'attività delle miniere nel II secolo). Con il V secolo l'uso delle tavolette cerate sembra esaurirsi naturalmente, sostituite dal papiro e poi dalla pergamena: pochissimi infatti sono gli esempi di epoca medievale.
Fissate ai bordi con un cordoncino in forma di libro le tavolette potevano essere confezionate in gruppi di due o più e, in base al numero delle tavole che componevano il libro venivano denominate dittici, trittici, polittici. Scavate al centro per ricevere la cera, venivano riempite in realtà di gomma lacca fusa che solo nel Medioevo divenne un misto di cera e pece. Due bottoncini posti sui bordi evitavano che, se affiancate, le parti cerate si toccassero e quindi si rovinasse la scrittura. In realtà alcune volte veniva utilizzata anche una tabella unica, ricoperta di cera solo su un lato. La cera veniva scritta a sgraffio con lo stilo, una canna molto appuntita da un lato e dall'altra a forma di spatola: questa estremità veniva utilizzata, se necessario, per levigare la cera cancellando la scrittura. Il testo del documento era tutto scritto sulle facciate interne riempite di cera (scriptio interior). Tuttavia anche le facciate esterne svolgevano un ruolo importante dal punto di vista dei contenuti poiché sull'esterno venivano tracciate le sottoscrizioni e apposti i sigilli dei testimoni, nonché spesso un riassunto dell'atto contenuto (scriptio exterior) . Chiusa da una cordicella la tavoletta non poteva essere aperta e quindi il testo non poteva essere letto né modificato se non dal suo destinatario.
Le tavolette contenevano soprattutto documenti privati e venivano utilizzate per gli usi correnti, numerosi sono i testimoni che conservano appunti, conti, esercizi scolastici, lettere, ma anche atti privati quali vendite e affitti; esse costituirono quindi gli archivi di singole persone. Furono usate in parte anche nelle pubbliche amministrazioni mentre non si è certi se venissero utilizzate anche per i testi letterari.
La scrittura tracciata sulle tavolette cerate è tipologicamente caratteristica: si tratta di una tecnica di scrittura a sgraffio, come abbiamo detto, che non si poteva svolgere agilmente da sinistra a destra. Le lettere sono quasi esclusivamente composte da tratti discendenti di inclinazione diversa tracciati senza sollevare lo stilo a costo anche di disarticolare completamente il ductus della lettera.
Ad esempio:
..............III.. II .II
...........................M... A... R
Per lo stesso motivo, data la poca agilità permessa dal tipo di supporto e quindi di scrittura, i testi delle tavolette cerate non presentano legature tra le lettere che, più di tutto, sono testimonianza di una scrittura rapida e agile. Questa scrittura viene chiamata spesso dai paleografi maiuscola, in realtà si tratta di una scrittura usuale che costretta dal supporto, assume alcune caratteristiche tipiche delle scritture posate.
 
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