Museo Didattico Sulla Scrittura de
LA CARTA

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La carta è, ormai da molti secoli, strumento scrittorio per eccellenza, tanto che nessun altro supporto aveva avuto una vita così lunga e varia. L'utilizzazione della carta, come supporto di scrittura e quindi di memoria, ha costituito un fenomeno di portata storica che nel 1765 gli autori dell' Encyclopèdie sottolinearono definendola come una "meravigliosa invenzione che è di così grande utilità nella vita, che fissa la memoria dei fatti e rende gli uomini immortali". La carta come materia scrittoria fu scoperta, secondo la tradizione, nell'Impero cinese all'inizio del II secolo d. C. (le prime testimonianze sono alcune lettere datate al 137) e venne a sostituire i supporti tradizionali che erano legno, bambù e seta. Fuori dalla Cina la carta arrivò, pare, solo nell'anno 751, quando gli Arabi, catturati due fabbricanti di carta cinesi, impiantarono a Samarcanda la loro prima fabbrica di carta. Da lì la conoscenza si diffuse presto in tutto il Medioriente: in Assiria, Siria, Armenia, Persia ed Egitto. La carta araba, fatta con stracci e amido, giunse in Marocco, e quindi in Spagna nel X secolo. In Italia essa giunse solo nel XII secolo, prima in Sicilia (e la prima testimonianza nota è la lettera della contessa Adelaide nel 1109), poi a Genova e Venezia. La prima cartiera italiana fu impiantata a Fabriano nel 1276, a questa ne seguirono altre in Friuli, a Bologna e ad Amalfi.
I cartai italiani, che divennero tra i più noti nel mondo, introdussero l'uso della filigrana quale marchio di denominazione d'origine: un'impronta (simbolo diverso per ogni fabbrica e per ogni periodo) osservabile in controluce sul foglio di carta, che si otteneva tramite l'inserimento del disegno nella struttura metallica a telaio intorno alla quale si formava il foglio di carta. La carta che giunse in Europa dalla Cina era fatta di vegetali e stracci e non era particolarmente pura; in seguito si sperimentarono diversi tipi realizzati con vari materiali che la resero più chiara e stabile.
Nel Medioevo si maceravano e si impastavano stracci lavati e sfilacciati, prima in un marcitoio pieno di acqua dove gli stracci si ammorbidivano e disfacevano, poi con i pestelli, azionati da forza idraulica, che li riducevano in una pasta compatta ed uniforme: l'acqua è sempre stata un elemento indispensabile per l'attività delle cartiere, sorte spesso in prossimità di fiumi. La pasta così ottenuta era posta in tini in cui venivano immersi i telai rettangolari fatti di fili metallici intrecciati (vergelle e filoni) con disegnata, al centro, la filigrana. Le forme ricavate erano messe ad asciugare l'una sull'altra separate cia dei feltri che dovevano assorbire l'acqua residua. L'asciugatura definitiva avveniva con la stesura dei fogli su uno stenditoio. Perché la carta così ottenuta potesse accogliere l'inchiostro senza assorbirlo, i fogli venivano ricoperti da uno strato di colla animale che si lasciava asciugare; infine ogni foglio veniva lisciato con un particolare processo detto calandratura. Si ottenevano così, a seconda dei telai utilizzati, diversi formati che, in base alle dimensioni, venivano detti: imperiale, reale, mezzano, rezuto.
Dal XIX secolo la carta non venne più prodotta con stracci, ma con il legno che la rese più acida e quindi più instabile.
Oggi la maggior parte della carta prodotta per i nostri fabbisogni viene ottenuta dal cotone in fiocco, direttamente acquistato dall'industria tessile. In un processo produttivo che ormai è totalmente automatizzato ma non troppo dissimile da quello antico e manuale, l'impasto di cotone viene miscelato con farine fossili, talco o caolino che lo rendono molto bianco e con collanti che lo compattano. Nella fase successiva la "macchina continua" lascia colare l'impasto su reti a maglie sottili che, scorrendo, favoriscono la perdita dell'acqua residua e l'asciugatura. La pasta ottenuta viene pressata e infine lisciata da cilindri riscaldati che la restituiscono, alla fine del processo, in veste di un lunghissimo foglio unico arrotolato.
Si può anche produrre carta chimicamente e fisicamente stabile detta "permanente", nella quale la cellulosa viene estratta e separata dalle fibre con processi chimici.
Dal secolo XII la carta divenne in tutta Europa, supporto principale di scrittura, ma ancora nel secolo XIII l'imperatore Federico II ne vietò l'uso ai notai nei documenti pubblici che dovevano essere scritti in pergamena, supporto senz'altro ancora più duraturo. La tradizione fu difficile da modificare: i documenti prodotti dalle cancellerie, e ancora conservati nei nostri archivi, continuarono ad essere scritti in pergamena fino al secolo XVII. La carta dunque non venne utilizzata inizialmente per usi diversi da quelli librari o di spicciola amministrazione.
Tuttavia, malgrado le resistenze ufficiali, la carta, più economica della pergamena, più facilmente reperibile, più duttile e condizionabile, divenne presto strumento quotidiano fino a diventare supporto insostituito ancora ai nostri giorni e trasformato in molteplici manifestazioni diverse per numerosi e diversi usi scrittori. Si pensi oggi alla carta per giornali e periodici molto economica, alla carta patinata per stampare le immagini, alla carta per fotocopie o fax, a quella per fotografie e infine alla carta riciclata. Mentre ancora il modo per comunicare più diffuso resta il libro di cui la carta è stato ed è il materiale costituente per eccellenza fin dalle sue origini. Se si produssero, infatti, codici in pergamena e, più raramente, in papiro, il codice manoscritto fu soprattutto cartaceo ed ebbe, fin da subito, una forma in tutto simile a quella del nostro libro e con le stesse funzioni. Grazie all'uso sempre più diffuso della carta il libro come supporto di scrittura e veicolo di memoria sostituì, almeno per la produzione letteraria tutte le altre forme utilizzate fino ad allora.
Gli strumenti scrittorei che venivano utilizzati, prima dell'invenzione della penna a sfera e di tutto ciò che è venuto dopo, e che noi ben conosciamo per esperienza quotidiana, erano il calamo (una cannuccia vegetale dalla punta tagliata obliqua e divisa a metà) e in seguito, a partire dal IV secolo, la penna d'oca che poteva essere tagliata in molti modi diversi per ottenere tratti di diverso spessore.
Senz'altro la grande e rapida diffusione della carta si legò, soprattutto in alcune regioni d'Italia tra cui la Toscana, alla crescita della borghesia mercantile che utilizzò la carta come supporto per le sue scritte quotidiane: per tenere i conti dei traffici, della bottega, per scrivere i ricordi di famiglia, per realizzare copie di opere letterarie dei grandi autori che andavano ad arricchire le biblioteche private. La carta diviene così - soprattutto grazie a questo nuovo ceto sociale che si stava impadronendo della scrittura, fino ad allora strumento di pochi, ecclesiastici e uomini di potere - il supporto per eccellenza che ancora non ha trovato un degno sostituto. Nella nostra epoca la carta è divenuta insostituibile e viene utilizzata per tutti i tipi di documentazione, anche di grande valore documentario: i documenti cartacei sottoscritti dai nostri capi di Stato seguono una precisa normativa secondo la quale la carta utilizzata deve essere prodotta seguendo particolari procedimenti che assicurino termini di conservazione molto lunghi.
 
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