ITALO GELONI

nel ricordo degli amici

Massimo Fornaciari
Ricordi Italo, la prima volta che ci siamo incontrati?
Era il 1976, ed era nella stanza del Sindaco del mio Comune - Santa Croce sull'Arno - dove tu, ormai da diversi anni, ogni anno ti recavi per ricordare a Lui, come ad ogni sindaco dei tuoi comuni toscani, la promessa della partecipazione istituzionale al pellegrinaggio ai campi di Sterminio.
Adrio mi presentò a te come l'accompagnatore che ti avrebbe seguito con i ragazzi delle scuole.
Mi guardasti profondamente.
Quasi a verificare nel tuo intimo chissà quali domande, mi stringesti la mano e "...ricordati è un pellegrinaggio, non una gita scolastica..." mi dicesti subito, "ed è un pellegrinaggio per non dimenticare. E' un nostro dovere!"
In te colsi subito una profonda determinazione all'agire
Ma non ne afferrai, lo confesso, appieno i contorni

Solo stando con te nei giorno di Dachau..Ebensee ...Hartheim .. Gusen... Mauthausen, vivendo con te i tempi di raccoglimento, i tempi di riflessione, i tempi di discussione, osservando soprattutto i tuoi tempi di commozione, i tuoi tempi delle pause, i tuoi tempi dei dolori e dei fremiti, così intimi e così inviolabili, nei lunghi cammini attraverso e dentro "quellecosequeiluoghi" così carichi di ogni significato profondo, particolarmente per te e per i tuoi compagni, che ascoltavi, che ricercavi e a cui ti mescolavi e ti confrontavi nella memoria e nel ricordo e nel presente, che guidavi anche, che onoravi nella mancanza, ho capito il senso della tua determinazione e ciò che volevi passare in consegna come testimone ad ognuno di noi, come messaggio ma soprattutto come impegno viscerale:
Mai Più. .


Italo Geloni

Per non far dimenticare, per non dimenticare, perchè la storia non poteva essere cancellata, nè tantomeno corretta: Per confrontarsi con l'orrenda realtà di spregi umani, imposta come normalità, onorando la memoria di coloro che con te e come te hanno condiviso la sofferenza e le atrocità, per non mistificare il ricordo, per colmare l'abisso di ingiustizie e crudeltà che divide i rapporti umani, le diversità. perchè Mai Più è la cruda sintesi da urlare dopo e che tutti noi dopo questi pellegrinaggi, ma in ogni nostro momento in quel ricordo, urliamo.
Tanti anni sono passati dopo, insieme, in tanti altri pellegrinaggi.
Ma la stessa determinazione in te ma anche lo stesso entusiasmo mio a seguirti in queste sempre nuove esperienze e scoperte di nuove emozioni, odori, colori, fruscii, rumori, percezioni fatte di verità, mi hanno fatto crescere.........................
Vorrei ora che tu mi parlassi del senso della nostra vita passata insieme, là e qua quotidianamente.
Ma forse lo hai già fatto, spesso, ricambiando quel forte abbraccio che ci divideva momentaneamente  dopo i nostri incontri, con quella ferma stretta di mano, ma soprattutto con quello sguardo così carico, come la prima volta. Grazie Italo.
Ti voglio bene
tuo Massimo Fornaciari
da "Ho fatto solo il mio dovere" - Memorie di Italo Geloni

Angelo
Frosini

Italo è stato un uomo. Un uomo che non si è mai stancato di diffondere la testimonianza delle atrocità naziste di cui lui, in prima persona, è stato vittima.
Insieme a Italo partecipai ai pellegrinaggi ai campi di sterminio. Erano presenti tanti ragazzi e insegnanti delle scuole di San Miniato. Questi pellegrinaggi erano e sono un impegno per non dimenticare. Come diceva Italo: “occorre far conoscere e ricordare affinchè ciò che è accaduto allora non accada mai più”.
Gli piaceva incontrare la gente, i ragazzi delle scuole soprattutto, era contento quando lo invitavamo, prima della partenza per il pellegrinaggio, ad incontrare gli studenti: si metteva il suo cappello da ex deportato e cominciava a raccontare, poi all'improvviso mentre parlava si fermava e cominciava a piangere. Erano momenti estremamente commoventi e per i ragazzi questa esperienza ha sicuramente rappresentato molto di più di tanti capitoli di storia letti sui libri di scuola.
La sua angoscia maggiore era pensare che le sofferenze sue e di tantissimi altri potessero essere dimenticati, che il dolore di milioni di donne e di uomini morti in quei campi fosse stato vano.
Sono contento di aver fatto quei viaggi insieme a lui, è stata un' esperienza straordinaria della quale oggi più che mai lo ringrazio anche a nome di tutti i ragazzi, gli insegnanti e gli amministratori che porteranno nel  cuore il ricordo di questi momenti.
Per noi tutti che lo abbiamo conosciuto sarà il ricordo del suo dolore, dei suoi occhi pieni di lacrime, il più grande monito a non dimenticare e a continuare il lavoro che abbiamo iniziato.
Anche per questo lo ricordo con tanto affetto.

 Angelo Frosini
Sindaco Comune di San Miniato

 

 
Paolo
Marconcini

Italo Geloni non è più con noi. E’ gia un anno. Sono onorato di scrivere queste note introduttive alla raccolta di memorie curata con amore dai suoi familiari.
Cosi come fui onorato di recitare l’orazione funebre per questo nostro esemplare concittadino.
Italo ha fatto molto per noi, per la comunità, per i giovani. Ora sta a noi proseguire la sua opera.
Alla nostra generazione, dopo la seconda guerra mondiale, è toccato di cercare di colmare le fratture ideologiche che hanno scatenato odio e barbarie e la sola via per poterlo fare è quello di rilanciare forti speranze riformatrici,di equità, di solidarietà, di libertà; di riscoprire, dopo ‘900 nel nuovo millennio, un’idea forte di democrazia.
Non ci stiamo riuscendo pienamente, ma questa è la strada. E non possiamo né dobbiamo accingerci a questa impresa senza riflettere sul passato.
Una società che non “sceglie” il suo passato è costretta a pensare che esista solo il presente, senza lezioni né storia.
E’ costretta a vivere un eterno presente e può essere incapace di darsi un futuro giusto e riparatore.
Dobbiamo impedire questo rischio e assegnare un futuro ai valori della memoria. In epoca di revisionismo storico noi non possiamo dimenticare, dobbiamo guardare avanti senza dimenticare: l’olocausto, la bestia nazista, il fascismo, la guerra, le devastazioni, lo sterminio razzista di milioni di ebrei. Così come tutte le abiezioni e gli orrori di tutti i totalitarismi.
E la “pietra” che idealmente ciascuno di noi a deposto sulla tomba di Italo Geloni è proprio la pietra della memoria: di Italo che, reduce dai campi di concentramento, ci racconta la sua storia, esibisce la sua divisa di internato, organizza, instancabile, i viaggi delle scuole presso i campi di sterminio.

Di Italo che si commuove.
Lui, di idee socialiste e comuniste, partigiano, resistente, politico imprigionato insieme a perseguitati ebrei, che ci direbbe oggi? Ci parlerebbe di pace, della Palestina, ci direbbe di rispondere al terrore, di affermare la cultura della solidarietà, dell’integrazione, della giustizia sociale, della libertà dei popoli nel nostro paese, in Europa e nel mondo.
Una grande utopia di un’indimenticabile generazione che seppe non farsi sconfiggere, lottare, impegnarsi, risorgere ancora alla speranza, intraprendendo di nuovo questo cammino che sta a noi proseguire, che soprattutto le giovani generazioni devono compiere.
Il “testimone” è passato a noi. Ci troviamo in una curva difficile, dobbiamo calcare la falcata, abbreviarla e alleggerirne un po’ il carico che comprime la volata, inclinare a sinistra, consegnare il testimone al compagno di squadra, al futuro frazionista per il nuovo rettilineo.
Fuori di retorica dobbiamo continuare i viaggi della memoria, proseguire le iniziative con la comunità ebraica, i dibattiti, le mostre; un’associazione a nome di Italo Geloni potrebbe sorgere. E’ un’idea. Dobbiamo…

Paolo Marconcini
Sindaco del Comune di Pontedera
da "Ho fatto solo il mio dovere" - Memorie di Italo Geloni

 
 
Stefano Tognarelli

Una visita ai campi di sterminio suscita tante e tali sensazioni ed emozioni che le occupazioni quotidiane - il lavoro, la Sin dall'inizio ho accolto ben volentieri la possibilità di rappresentare il Comune di Pontedera in un pellegrinaggio a quei luoghi di morte; pensavo, ricordando i documentari che avevo visto negli anni, da quelli più crudi fino ai film, compreso il più recente "La vita è bella" di Roberto Benigni, di vedere ancora baracche ed uffici militari tedeschi con i loro arredamenti originali … in realtà tutto, o meglio ancora, quasi tutto, è stato volutamente smantellato fino ai casi estremi di Ebensee e Gusen dove su quelle stesse terre di dolore sono state costruite addirittura delle case molto simili alle nostre villette a schiera.
Due luoghi mi hanno particolarmente colpito: il castello di Hartheim e Mauthausen. Il primo dall'esterno mi ha ricordato alcuni castelli che avevo visto qualche anno prima in Scozia … poi ti dicono che lì venivano fatte atroci mutilazioni, sperimentate medicine e tecniche operatorie senza essere precedute da alcun studio né fondamento medico-scientifico: è l'unico campo di sterminio da cui non è uscita una, dico una, persona viva!
Ho fatto da solo, nel silenzio di una mattina presto, senza la confusione di centinaia di visitatori la parte finale del museo del campo di sterminio di Mauthausen. Un percorso di morte. Forni crematori, la camera a gas, le celle frigo e infine quel banco che non so' definire diversamente se non "da macellai": il tempo mi si è fermato ed ho creduto che rispetto a 55 anni fa tutto fosse come allora, niente fosse cambiato e, forse, sono riuscito a capire fino in fondo "la mattanza" che era stata compiuta: entravi da un portone, uscivi a pezzi e da un camino. Credo che se pur crudeli ed orride queste cose vadano dette, scritte e ricordate così come sono: a memoria futura.
Questo pellegrinaggio ti fa riflettere anche sul valore dell'amicizia e della solidarietà: uomini di nazioni diverse, cristiani, ebrei, ortodossi, atei non hanno esitato ad aiutarsi l'un l'altro; come pure è stridente il contrasto fra la bellezza di questi paesaggi austriaci e ciò di cui sono stati impotenti spettatori: montagne, verde, neve perpetua, mi sono fermato a guardare estasiato questi paesaggi … come può tanta bellezza aver ispirato questi campi di sterminio che erano "industrie di morte"? Nessuno di quei nazisti si sarà mai fermato a guardare i monti intorno, le stelle sovrastanti chiedendosi "Cosa sto facendo?"
Dobbiamo dare un senso agli 11 milioni di morti nei lager ed alla testimonianza di chi come Italo Geloni è riuscito a sopravvivere ed ancora oggi continua nella sua instancabile testimonianza; dobbiamo essere dei costruttori di pace; dobbiamo pensare che ancora oggi in molti luoghi dell'Africa, dell'Oriente ma anche alle frontiere dell'Italia si continua a combattere, ad uccidere donne e bambini inermi, a violentare e stuprare solo in nome di una presunta superiorità razziale o di casta e tutto avviene nell'indifferenza totale delle superpotenze e spesso anche di quegli organi internazionali che in qualche modo dovrebbero provvedere alla pace mondiale solo perché queste nazioni non hanno né oro, né petrolio, né alcuna materia prima, né sono confinanti o vicini a qualche paese occidentale.
Dobbiamo allora essere costruttori di pace sin dalle nostre famiglie, con i nostri amici nelle nostre azioni quotidiane; e noi che facciamo politica che siamo amministratori dobbiamo avere anche più responsabilità, smettere con quella "cattiveria" che a volte accompagna certi nostri interventi e atteggiamenti nei confronti degli avversari politici; sono semi, seppur piccoli, di odio che se lasciati crescere possono essere travisati e condurre anche a forme estreme come quelle che abbiamo visto. Credo che la pace si costruisca quotidianamente nelle piccole cose, nelle piccole azioni di tutti i giorni con i fratelli e le sorelle che ci stanno accanto: OGNI UOMO E' MIO FRATELLO.
Voglio infine ringraziare Italo, Graziano, Giovanni, Alessandro, Luca, Martina, Linda, Titina e tutti gli altri con cui ho fatto questo pellegrinaggio: queste riflessioni, ma soprattutto quello che mi resta dentro lo devo anche a loro.

Stefano Tognarelli
Consigliere del Comune di Pontedera - pellegrinaggio anno 2000
dal periodico "Il Confronto" nov 2000