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ITALO GELONI
nel ricordo dei suoi figli laura e paolo |
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| La sua condotta è stata una lezione di vita
per tutti. Un'intera esistenza in "lotta"per l'affermazione e la
salvaguardia della libertà e della democrazia. Raccontava la sua tragica esperienza e l'abisso in cui cadde l'uomo quando dimenticandosi di esserlo inventò Campi di Sterminio e metodi di annientamento non solo fisici, ma soprattutto morali, tirando fuori da sè stesso la parte più disumana e bestiale appoggiandosi sulle umane paure dell'ignoto attivò razzismo, xenofobia, intolleranza. Raccontava tutto questo Italo, ed ogni volta rivivendo la medesima sofferenza di uomo rimasto da sempre e per sempre imbrigliato nell'immane dolore e nel profondo senso di colpa per essere sopravvissuto. Ricalpestò fino all'ultimo i luoghi del suo martirio, accompagnandovi centinai di persone, perchè vedessero, perchè udissero da lui e da pochi altri come lui, sopravvissuti, quanto ancor oggi ad orecchio e occhio umano sembra impossibile, inverosimile.
Una scelta di vita la sua, che ha perseguito per tutta la sua
esistenza. Una lotta quella di Italo, che non ha mai smesso di essere, un impegno costante a favore dei diritti civile e dell'"educazione alla democrazia"; ad un sistema morale che non prevedesse altra strada se non quella del confronto e della libertà d'opinione. Nato nel 1924, in pieno regime fascista, da famiglia antifascista e con simpatie socialiste, intraprese fin da ragazzino il cammino verso la libertà. Il padre licenziato perchè non aveva voluto prendere la cosiddetta "tessera" fu costretto ad andare a a lavorare all'estero. Egli ogni sabato veniva posto in stato di fermo alla stazione dei carabinieri perchè si rifiutava di indossare la divisa da balilla e di andare al "sabato fascista". Una volta alla richiesta del perchè si rifiutasse, rispose "Io non credo a questi principi, quindi non ci vado; abbasso il Duce, abbasso il fascismo; viva Matteotti, viva il socialismo" e, anche se appena dodicenne, fu percosso. Man mano che il regime si faceva sempre più buio egli si avvicinò sempre più agli ambienti "dissidenti" e ad amici o familiari di confinati; finchè (ed ometto molte vicende) nel 1943 intraprese definitivamente la strada della Resistenza che lo condusse poi, dal 1944 al 1945 nei campi di sterminio di Flossenburg, Mauthausen, Dachau.
Non era un suddito Italo, ma un cittadino, ed esortava tutti ad esserlo;
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Nostro padre era nato a Seravezza (LU)
nel 1924, da famiglia antifascista. fondamentale fu l'amicizia che strinse
con Amos, un ragazzo poliomelitico del paese e un po' più grande di lui,
anch'egli di famiglia antifascista. Con lui lesse di nascosto alcuni libri
censurati del regime e conobbe altre verità che sembravano così lontane da
quel paesetto nel quale viveva, come il confino e i tribunali
speciali, e seppe di più delle democrazie avanzate degli altri paesi. Nostro padre divenne sempre più
insofferente al regime, ai suoi metodi e alle sue costrizioni, così si
rifiuto sempre di indossare la divisa da balilla e di andare alle adunate
del sabato fascista, per questo motivo anche se poco più che bambino,
veniva chiuso ogni sabato nella caserma dei Carabinieri . Una volta fu
percosso. Partì militare e nel frattempo scoppiò
la guerra. Poi l'8 settembre del 1943 prese definitivamente la strada
della Resistenza. Successivamente proprio per questo fu deportato nei
campi di concentramento nazisti La sua più grande . delusione fu vedere che la gente non voleva ascoltare nè sapere ma solo dimenticare; ciò nonostante non si abbandonò all'oblio, anzi la sua drammatica esperienza, insieme ai suoi rafforzati principi, gli fece mantenere quella libertà morale ed intellettuale che lo spinse a lottare in favore degli oppressi in qualsiasi parte del mondo si trovassero.
Riteneva suo dovere far partecipi gli
altri della sua esperienza, perchè attraverso di lui non fossero costretti
a ripercorrere, anche se in latro modo, le stesse tragiche tappe, perchè
attraverso il sapere riconoscessero in anticipo i pericoli delle dittature
e le umiliazioni della dignità strappata via ai propri simili. Dal dicembre del 2000 non è più fra noi, ma ci ha lasciato il suo diario, affinchè non dimenticassimo l'abisso in cui è caduto l'uomo quando si è dimenticato di esserlo o quando ha creduto che gli altri, perchè diversi, non lo fossero altrettanto. Perchè riflettessimo, proseguissimo e migliorassimo la strada iniziata
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