ITALO GELONI                                      

nel ricordo dei suoi figli laura e paolo

La sua condotta è stata una lezione di vita per tutti.

Un'intera esistenza in "lotta"per l'affermazione e la salvaguardia della libertà e della democrazia.
sapeva dalla sua drammatica esperienza, anzi scelta di vita, che esse non sono mai scontate, anche quando lo sembrano. E questo, ha cercato di trasmettere agli altri, ai ragazzi soprattutto.

Raccontava la sua tragica esperienza e l'abisso in cui cadde l'uomo quando dimenticandosi di esserlo inventò Campi di Sterminio e metodi di annientamento non solo fisici, ma soprattutto morali, tirando fuori da sè stesso la parte più disumana e bestiale appoggiandosi sulle umane paure dell'ignoto attivò razzismo, xenofobia, intolleranza.

Raccontava tutto questo Italo, ed ogni volta rivivendo la medesima sofferenza di uomo rimasto da sempre e per sempre imbrigliato nell'immane dolore e nel profondo senso di colpa per essere sopravvissuto.

Ricalpestò fino all'ultimo i luoghi del suo martirio, accompagnandovi centinai di persone, perchè vedessero, perchè udissero da lui e da pochi altri come lui, sopravvissuti, quanto ancor oggi ad orecchio e occhio umano sembra impossibile, inverosimile.


La scala della morte di Mauthausen

Una scelta di vita la sua, che ha perseguito per tutta la sua esistenza.
Ammoniva tutti a salvaguardare quel bene prezioso che tanto sangue era costato e che improvvisamente può andare smarrito.
Fu integerrimo ed "incorruttibile" verso quei principi che considerò sempre patrimonio di tutti, verso quella libertà di pensiero, individuale che, ammoniva, dover sempre essere alla base di qualsiasi ideologia e simpatia politica o religiosa, perchè riteneva essenziale agire sempre secondo la propria coscienza, ma nel rispetto delle opinioni altrui.
Chiamava "Compagni" tutti coloro che avevano subito la sua stessa sorte o fatto la stessa scelta, senza distinguere nazionalità, colore o confessione. E questo insegnò. Non ci possono essere pregiudizi razziali o religiosi, perchè la realtà è una sola: cioè che siamo tutti uomini con le stesse esigenze e gli stessi sentimenti. Sua meta, infatti, fu sempre la prevalenza dell'essere sull'avere ed il bene di tutti prima di quello individuale.
Non ebbe mai risentimento o odio verso la popolazione tedesca ed a chiunque ricordava che solo ai tedeschi "dissidenti" "passati per il camino" erano stati un milione. Non perdonò mai però! "Il male fatto agli altri è più difficile da perdonare, più di quello subito personalmente".

Una lotta quella di Italo, che non ha mai smesso di essere, un impegno costante a favore dei diritti civile e dell'"educazione alla democrazia"; ad un sistema morale che non prevedesse altra strada se non quella del confronto e della libertà d'opinione.

Nato nel 1924, in pieno regime fascista, da famiglia antifascista e con simpatie socialiste, intraprese fin da ragazzino il cammino verso la libertà. Il padre licenziato perchè non aveva voluto prendere la cosiddetta "tessera" fu costretto ad andare a a lavorare all'estero. Egli ogni sabato veniva posto in stato di fermo alla stazione dei carabinieri perchè si rifiutava di indossare la divisa da balilla e di andare al "sabato fascista". Una volta alla richiesta del perchè si rifiutasse, rispose "Io non credo a questi principi, quindi non ci vado; abbasso il Duce, abbasso il fascismo; viva Matteotti, viva il socialismo" e, anche se appena dodicenne, fu percosso.

Man mano che il regime si faceva sempre più buio egli si avvicinò sempre più agli ambienti "dissidenti" e ad amici o familiari di confinati; finchè (ed ometto molte vicende) nel 1943 intraprese definitivamente la strada della Resistenza che lo condusse poi, dal 1944 al 1945 nei campi di sterminio di Flossenburg, Mauthausen, Dachau.


Prigionieri al campo di Flossenburg

Non era un suddito Italo, ma un cittadino, ed esortava tutti ad esserlo;
Più che la parola tolleranza amava ed usava la parola rispetto;
Diceva che c'era sempre la risposta giusta per ogni cosa, e questa è la verità;
A chi lo ringraziasse per la sua scelta e la sua vita, diceva di aver fatto semplicemente il proprio dovere.
Credo che l'umiltà e la semplicità della sua condotta con la determinazione dei suoi principi, siano il ricordo più vivo che alle persone che lo hanno conosciuto resti di Italo.

 


Italo Geloni

 

Nostro padre era nato a Seravezza (LU) nel 1924, da famiglia antifascista.
Proprio per questi principi familiari conobbe presto i metodi di persuasione del regime, infatti mentre suo padre costantemente perdeva il lavoro, si faceva sempre più spazio il lui quel sentimento di dissenso che da sempre lo aveva animato, soprattutto quando assisteva ad episodi di profonda ingiustizia motivati solo dalle diversità di opinione delle vittime.

fondamentale fu l'amicizia che strinse con Amos, un ragazzo poliomelitico del paese e un po' più grande di lui, anch'egli di famiglia antifascista. Con lui lesse di nascosto alcuni libri censurati del regime e conobbe altre verità che sembravano così lontane da quel  paesetto nel quale viveva, come il confino e i tribunali speciali, e seppe di più delle democrazie avanzate degli altri paesi.
Poi un giorno Amos, nonostante la sua condizione, fu assassinato. Raccontava che lo trascinavano su e giù davanti alla casa della madre perchè ella lo vedesse, perchè dicesse qualcosa.
Ma dopo l'ennesima volta, lo stesso Amos, disse, in dialetto versiliese, "..finiamola"

Nostro padre divenne sempre più insofferente al regime, ai suoi metodi e alle sue costrizioni, così si rifiuto sempre di indossare la divisa da balilla e di andare alle adunate del sabato fascista, per questo motivo anche se poco più che bambino, veniva chiuso ogni sabato nella caserma dei Carabinieri . Una volta fu percosso.
Gli anni  passarono ed a lui non furono assegnati i libri perchè la famiglia non aveva la cosiddetta "tessera del pane" ed era obbligatorio possederla ed essere iscritti all'Opera Nazionale Balilla; quindi o la famiglia cambiava o per lui libri non ce ne sarebbero stati.
Stessa trafila per il lavoro.
 

Partì militare e nel frattempo scoppiò la guerra. Poi l'8 settembre del 1943 prese definitivamente la strada della Resistenza. Successivamente proprio per questo fu deportato nei campi di concentramento nazisti
Al suo ritorno, dopo un anno ininterrotto di cure, cercò di riprendere una vita "normale" ma il reinserimento nella società gli fu difficile e spesso ostacolato per quel suo passato così "ingombrante"

La sua più grande . delusione fu vedere che la gente non voleva ascoltare nè sapere ma solo dimenticare; ciò nonostante non si abbandonò all'oblio, anzi la sua drammatica esperienza, insieme ai suoi rafforzati principi, gli fece mantenere quella libertà morale ed intellettuale che lo spinse a lottare in favore degli oppressi in qualsiasi parte del mondo si trovassero.



Italo e i ragazzi

Riteneva suo dovere far partecipi gli altri della sua esperienza, perchè attraverso di lui non fossero costretti a ripercorrere, anche se in latro modo, le stesse tragiche tappe, perchè attraverso il sapere riconoscessero in anticipo i pericoli delle dittature e le umiliazioni della dignità strappata via ai propri simili.
Per trasmettere l'importanza della cosa suprema: la vita, ugualmente preziosa a tutti gli esseri umani, si rivolse sempre ai giovani perchè sapeva essere forte in loro quel senso di giustizia che se coinvolto smuove le coscienze di molti senza compromessi sui principi. Per questo non si è stancato mai di raccontarci e di accompagnarci ai campi di sterminio:

Dal dicembre del 2000 non è più fra noi, ma ci ha lasciato il suo diario, affinchè non dimenticassimo l'abisso in cui è caduto l'uomo quando si è dimenticato di esserlo o quando ha creduto che gli altri, perchè diversi, non lo fossero altrettanto.

Perchè riflettessimo, proseguissimo e migliorassimo la strada iniziata