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Oratorio del Loretino

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L’oratorio del Loretino, costruito alla fine del XIII secolo all’interno del Palazzo comunale come cappella privata dei governanti, diviene un luogo di culto molto importante per la comunità sanminiatese da quando, nel 1399, vi fu trasferita l’immagine lignea  del SS. Crocifisso, dotata di poteri miracolosi secondo la leggenda popolare: si narra che il simulacro fosse giunto a San Miniato per mano di due misteriosi viandanti - forse due angeli - che lo lasciarono nella casa di un’umile vedova chiuso in una cassa da cui di notte filtrava una luce “arcana”.

loretinoAlla decisione di custodire nella cappella palatina il SS. Crocifisso, seguì quella di chiudere il vano presbiteriale con una cancellata in ferro battuto, un pregevole manufatto di linea gotica decorato con girali vegetali dorati (un’iscrizione reca inciso il nome del forgiatore, il senese Conte Orlandi).

Diversi decenni più tardi, ai primi del XV secolo, per rendere ancora più prezioso l’ambiente, si decise di rivestire le pareti della cappellina con una decorazione ad affresco con scene tratte dall’Infanzia di Cristo (Natività, Strage degli innocenti, Adorazione dei Magi, e una scena non identificata e oggetto di rimaneggiamenti in epoca successiva) nella parete sinistra e dal racconto della Passione (l’Ultima cena, la Preghiera nell’orto, la Cattura di Cristo e la Flagellazione) nella parete destra.

Sulle vele della volta a crociera, entro tondi che si stagliano su un fondo azzurro, troviamo invece rappresentati due personaggi che hanno testimoniato la venuta di Cristo, la Sibilla Eritrea e Re David, e coloro che, attraverso le Scritture, ne hanno lasciato testimonianza, ovvero i quattro Evangelisti.

Nel 1527 la parete di fondo dell’Oratorio fu abbellita da uno splendido altare ligneo dorato, opera degli intagliatori fiorentini Luca e Bastiano, composto da rilievi raffiguranti sfingi, tritoni e altri elementi fantastici appartenenti più al linguaggio profano che a quello religioso. Esso è composto da cinque nicchie in cui sono inseriti tavole dipinte dal pittore Francesco Lanfranchi, detto lo Spillo, fratello del più famoso Andrea del Sarto: nelle nicchie alle estremità sono raffigurati i due santi patroni della città, San Genesio a destra e San Miniato a sinistra.

Nella parte centrale  troviamo l’Annunciazione e due Angeli rivolti verso la nicchia centrale che, fino al XVIII secolo, custodiva il SS. Crocifisso protetto da uno sportello raffigurante Cristo Risorto di mano dello stesso pittore.  Infatti, nel 1718  il prezioso simulacro fu trasportato nel Santuario ad esso dedicato, costruito proprio di fronte al palazzo comunale.

 Infine, nella predella sono dipinte scene che integrano il racconto della Passione già svolto nelle pareti raffigurando, da sinistra, l’Andata al Calvario, la Deposizione, il Seppellimento e il Noli me tangere, mentre le due scene alle estremità rappresentano i martiri dei due santi raffigurati sopra.

Dopo il trasferimento del simulacro nella nuova chiesa  la nicchia centrale fu occupata da una statua lignea della Madonna di Loreto, da cui deriva il nome odierno della cappellina. Nonostante il deterioramento di alcune scene affrescate, la cappella rimane uno dei luoghi più suggestivi della città, un vero scrigno di tesori artistici medievali e rinascimentali che testimoniano la continuità del culto attraverso i secoli.

 

 

 

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