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Cenni storici sulla citta'

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castello sminiato

 

Preistoria
Tracce della presenza umana in epoca presitorica sono state trovate a San Miniato.
Nel 1977 in località Paesante sono stati trovati i resti di un villaggio dell’età del bronzo, poi nei pressi del rio Ensi (poggio alle Conce), a Cigoli (Poggio del Capone), a Ponte a Elsa (Poggione), ma anche in altre parti della Valdegola sono state trovate tracce della presenza umana.
Interessanti anche le scoperte dal punto di vista faunistico. Basti ricordare la scoperta del granchio di Balconevisi e della balena scoperta nei pressi di Casa Carraia. Tutti reperti che si trovano adesso al Museo di Scienze Naturali di Firenze.

Periodo Etrusco
Il periodo Etrusco è stato studiato e rivalutato solo da pochi decenni. La ricchezza e lo sviluppo della nostra zona in età medievale avevano distolto da questi studi e avevano fatto si che ci si concentrasse più sul Medioevo.
Invece i ritrovamenti effettuati e studiati anche in epoche recenti hanno dimostrato la ricchezza del nostro territorio anche in periodo Etrusco-Romano.
Gli Etruschi nella nostra zona si erano insediati tra l’Era e l’Elsa.
Nella prima metà del ‘700 in località Corniano dentro la chiesa furono ritrovati due monumenti epigrafici. Negli anni trenta (1934) in località Fontevivo vi fu il ritrovamento di una necropoli ellenistica. Parte del materiale ritrovato andrà al Museo Archeologico di Firenze e parte resterà a San Miniato (ora collocato presso il nostro Museo Archeologico). La scoperta della necropoli ha portato gli archeologi a credere che vi fosse nei paraggi anche un insediamento etrusco di estensione considerevole, probabilmente localizzato a mezza costa. Successivamente venne scoperto un sistema tombale a Montalbano di Bucciano, altri ritrovamenti sono stati fatti a La Serra e in Gargozzi. Tutti questi ritrovamenti dimostrano che la zona era abitata almeno un secolo prima dell’arrivo dei Romani.
Del periodo etrusco vi sono molti ritrovamenti anche lungo la valle dell’Arno.
Considerato che questa zona ha subito grosse trasformazioni agricole negli anni ed è stata sottoposta a piantumazione di olivi e viti con gravi danni per la ricostruzione storica, i ritrovamenti fatti, dimostrano comunque che l’area era densamente abitata nel passato.
I recenti scavi effettuati presso San Genesio (La Scala- Ponte a Elsa), la scoperta di cippi funerari e di una abitazione di origine etrusca, aprono nuove prospettive di studio sugli insediamenti di questa popolazione nel comune di San Miniato.
Sicuramente i ritrovamenti hanno confermato l’alta civiltà raggiunta dalle popolazioni Etrusche che si insediarono nel nostro territorio. Ciò è dimostrato dal vasellame ritrovato, ceramica molto bella e particolare, che dimostra anche gli intensi traffici che venivano svolti (ceramiche etrusco- campano).
La rete viaria era ben ramificata e congiungeva la nostra zona al porto di Pisa e poi, attraverso un’antica via commerciale con Rimini e la costa Adriatica. Oltre a questa arteria commerciale si diramavano strade minori che conducevano agli insediamenti umani.
Queste vie privilegiavano percorsi lungo i crinali delle colline per evitare le zone paludose della pianura.

Età Romana
Durante il II e I secolo avanti Cristo il territorio di San Miniato passò sotto la dominazione romana.
In questo periodo furono rivalutati i collegamenti viari e si privilegiò il collegamento in pianura e l’abbandono di parte della rete viaria etrusca. La via Pisana (che era in parte anche un’arteria etrusca) fu aperta come via romana. Il tracciato seguiva il corso dell’Arno fino a Pisa e si congiungeva con la via Aurelia, coincidendo con l’attuale via Tosco Romagnola, mentre la via Clodia di origine etrusca seguiva la vallata dell’Elsa (non era lastricata né fortificata come le strade consolari romane). Lungo queste strade sorsero villaggi, dove venivano fatti scambi e si incontravano i sudditi dell’impero.
In San Miniato i romani si stabilirono in quella parte di città identificabile con l’odierna piazza XX Settembre (antico quartiere di Poggighisi poi piazza S.Caterina) dove vi era un campo militare e l’attuale piazza Buonaparte, luogo dove si celebravano le feste pagane. Probabilmente quest'ultimo luogo era anche un punto d’incontro con gli indigeni etruschi che si trovavano sull’altra parte della collina verso nord. Nell’antica chiesa di San Jacopo e Filippo di Pancole (che si trovava nell’attuale piazzetta Pancole) fu trovato un marmo con un’iscrizione pagana. Lo stesso toponimo Pancole, secondo alcuni studiosi lo si dice derivato da Pan (dio delle messi dell’abbondanza). Il luogo dove sorgerà la rocca era invece punto di appostamento.
Tra le frazioni di La Scala e Ponte a Elsa sono state trovate tracce di divisioni agrarie avvenute in epoca romana (centurizzazione delle terre, cioè le terre vennero divise tra i centurioni e i legionari romani che tornavano dalle guerre o andavano “in pensione”).

Il Medioevo
Dopo la caduta dell’impero romano si hanno tracce di nuovi insediamenti a San Miniato con l’arrivo dei Longobardi, che fecero costruire in “Loco Quarto” una chiesetta dedicata a San Miniato (forse identificabile ove sorge adesso la chiesa San Francesco, e l’oratorio fu donato si dice a San Francesco nel 1211, da qui la nascita del convento)
San Miniato fu fortificata sempre dai Longobardi ed in questo periodo vi erano quasi sicuramente due insediamenti uno nei pressi della collina della rocca e uno nella zona poi denominata Faognana (si tratta della zona ora individuabile con le vie Gucciardini e Battisti, in città).
La località dove sorgeva San Miniato, lontana come era da ogni pericolo di scorribande, divenne sempre più potente.
L’unica grande rivale che aveva nel territorio limitrofo era San Genesio.
San Genesio era un borgo sicuramente di origine etrusca. Vicino alla confluenza di importanti arterie viarie sia di terra (tra le quali la via Francigena) che d’acqua, aveva conosciuto un forte sviluppo, fino a divenire importate centro commerciale e politico. In questo luogo si tennero diete, incontri, trattati, sia tra le autorità politiche, amministrative ma anche tra le autorità ecclesiastiche. San Genesio fu sempre sotto l’influenza lucchese.
Ma San Miniato grazie all’alleanza con gli imperatori germanici riuscì a prevalere su San Genesio e lo distrusse ben 3 volte. Nel 1217 Federico II concesse in perpetuo il borgo di San Genesio a San Miniato. I sanminiatesi deviarono anche la Francigena per non farla passare lì vicino. L’imperatore concesse anche il controllo doganale delle strade.
I recenti scavi archeologici a San Genesio hanno portato alla luce importantissimi reperti. Il villaggio era molto esteso, vi erano anche sistemi di difesa come un fossato. Nell’insediamento sono stati trovati resti di varie epoche, a dimostrazione di come il luogo fosse importante.
Prima della distruzione, il borgo era sede di una delle più grandi chiese, fino ad oggi trovata, dell’alto Medioevo.
L’ascesa di San Miniato si ebbe grazie all’alleanza con gli imperatori germanici che elevarono la città a sede dell’amministrazione imperiale (sede per la riscossione dei tributi).
Tra l’inizio e la fine del 1000 si era così sviluppato da comprendere oltre all’incastellatura superiore (mura castellane del primo insediamento), il palazzo imperiale ed un palazzo del comune, le abitazioni dei potenti, un castrum, cioè delle abitazioni fuori le mura dove vivevano gli artigiani i commercianti e i poveri, oltre molti edifici sacri.
I rapporti tra l’impero e San Miniato non furono però sempre buoni e San Miniato cercò sempre di sfruttare al massimo le alleanze con l’uno o l’altro per i propri interessi cambiando spesso partito.
Anche all’interno della città vi erano due fazioni: una filo-imperiale  (ghibellini) e una che parteggiava per un’alleanza con Firenze (guelfi). Per tutto il XII secolo e in parte nel XIII prevalse la fazione filo-imperiale. Ma vi furono lotte interne molto forti, tanto che addirittura un rappresentante imperiale, sospettando un tradimento, fece incendiare il borgo di Castelvecchio (vecchia incastellatura). All’inizio del ‘200 Federico II fortificò San Miniato. In quel periodo San Miniato controllava un vastissimo territorio e poteva contare sull’alleanza di numerosi castelli.
Ma i sanminiatesi, nella loro continua ricerca di vantaggi attraverso alleanze, cominciarono ad avvicinarsi sempre di più a Firenze ed una parte delle famiglie sanminiatesi si schierò apertamente con la città gigliata. Così nel 1240 Federico II, per punire i ribelli, distrusse le case torri dei signori locali e revocò i diritti su San Genesio.
Nel 1248 i sanminiatesi distrussero definitivamente il borgo, anche contro il volere dell’imperatore, lasciando in piedi solo la chiesa.
Successivamente al 1240 il partito filo-fiorentino cominciò a divenire sempre più forte, anche perché all’interno della società sanminiatese cominciò a prevalere quella popolazione che si era arricchita con i commerci che si schierò contro le famiglie di origini “nobili”.
Tra il 1200 e 1260 San Miniato era protetto da tre fortilizi. Quello de Le Colline, di Poggighisi e di San Martino o Faognana. Su tutto predominava il “quartiere” di Castelvecchio dove vi era la cinta muraria (molto più estesa di quella Longobarda).
Questa situazione urbanistica porterà successivamente alla divisione di San Miniato nei cosiddetti Terzieri.
In questo periodo assistiamo ad un grande sviluppo edilizio: sorgono non solo molti edifici sacri (chiese e conventi) ma anche molti ospedali (spedale de Le Colline, spedale della Croce, spedale di San Martino, ecc.). Ciò denota che San Miniato era molto frequentato.
Emancipatosi dal dominio imperiale San Miniato divenne libero comune e si diede i propri Statuti (il più antico statuto trovato è del 1337, ma ve ne erano di precedenti che furono bruciati dopo una rivolta delle famiglie nobili sanminiatesi che si volevano appropriare del potere nel 1309).
San Miniato, da libero comune, si organizzò con una divisione in Terzieri (Castelvecchio,  Poggighisi, Fuor di Porta).
Ogni Terziere era diviso in contrade (erano 7) e ogni contrada aveva un gruppo di uomini armati a difesa della città. La città era unita alla campagna da una serie di vicoli corbonari (ne esistono ancora molti). San Miniato in questo periodo assume l’apetto di una città medievale fortificata.
San Miniato era un castello molto forte ma la potenza fiorentina dilagava.
Firenze era riuscita con la forza, ma anche con la diplomazia ad annientare e inglobare molti castelli nella sua area ed era sempre più impellente avere di uno sbocco sicuro verso il mare .
Dall’altro lato i castelli sottomessi a San Miniato mal digerivano il suo controllo e sapevano che se si fossero alleati con Firenze subito ne avrebbero tratto dei vantaggi .
Già dal 1330 vi furono le prime defezioni: prima Catelfranco, Fucecchio e S.Croce (1330) poi successivamente Montopoli e S.Maria a Monte (1348)
Va anche detto che in quel periodo molte furono le catastrofi naturali che colpirono queste terre, portando un indebolimento economico e politico (grandi carestie).
Superata la peste del 1348, Firenze fu pronta ad affrontare l’ultimo ostacolo che si frapponeva a Pisa (ed allo sbocco sul mare), cioè San Miniato, che era strategico per il controllo della viabilità ed imponeva gabelle al passaggio delle merci (nei pressi de La Catena vi era la dogana).
Prima della conquista militare i fiorentini provarono con la diplomazia e fecero insediare un governo filo-fiorentino ma ciò provocò una vera e propria rivolta (1367). Così Firenze dovette intervenire militarmente e furono lasciate anche delle guarnigioni di soldati anche se, sulla carta, San Miniato rimaneva ancora indipendente.
Ciò avvenne fino a quando, nel 1369, dopo l’ennesima ribellione sanminiatese, Firenze non la occupò definitivamente.
Per controllare il castello tolse a San Miniato ogni potestà sui castelli della riva sinistra dell’Arno e di molti altri castelli in Val d’Egola.
Nel 1370 San Miniato firmò la pace senza condizioni con Firenze.
Firenze impose che San Miniato non fosse più chiamato “al Tedesco” ma bensì “Fiorentino”. Insediò un vicario che aveva poteri sia militari che civili, vennero tolti tutti i privilegi a San Miniato, i capi della rivolta furono uccisi e i loro beni confiscati. San Miniato fu inserito negli estimi della comunità fiorentina e i sanminiatesi devettero pagare le tasse a Firenze. Dalla conquista fiorentina vi è il lento ma graduale decadimento di San Miniato. Sparirono le antiche famiglie (Mangiadori, Ciccioni, Malpini sempre in rivalità tra loro). Emersero nuove famiglie che si erano arricchite grazie alla loro vicinanza a Firenze e per i commerci che iniziarono con questa città  come i Roffia, i Morali, gli Ansaldi, ecc.
Ma soprattutto in questo periodo si ebbe la lenta ma inesorabile “occupazione” di famiglie fiorentine. Queste famiglie, data la grande svalutazione delle terre, acquistarono dalle famiglie sanminiatesi grandi appezzamenti di terreni. Questi acquisti e questa “occupazione” faranno si che la nostra organizzazione agraria cambi radicalmente.
Le famiglie fiorentine concepirono i nuovi acquisti come qualcosa che doveva produrre denaro. Costruirono fattorie, divideranno le terre in poderi, pian piano i poderi verranno assegnati “a livello” a  famiglie coloniche.
I beni prodotti nelle terre andranno a Firenze ad alimentare la famiglia signorile ed i mercati fiorentini.
Quando Firenze iniziò il commercio della seta, le nostre campagne vennero piantumate di gelsi, anche lungo strade.
La storia di San Miniato diventa in parte la storia di Firenze perché l’economia graviterà in base alle esigenze fiorentine e alla domanda di quel mercato.
Ma l’arrivo delle famiglie fiorentine portò anche un’altra novità: la costruzione delle ville signorili nel nostro territorio (villa Castellonchio, villa di Collebrunacchi, La Casaccia, ecc)

San Miniato e l’istituzione della diocesi nel 1622
La giurisdizione religiosa del territorio di San Miniato e di tutti i castelli che gravitavano intorno, era di Lucca.
Vi era un grande problema di lontananza e corruzione. Mancava un sistematico controllo (spesso monasteri, conventi, ecclesiastici in genere venivano sospesi, addirittura il convento di San Domenico fu scomunicato per i rapporti avuti con un usuraio).
La fortuna di San Miniato fu che molti dei vicari foranei (vicari di rango inferiore) fossero sanminiatesi, tutti provenienti dalla famiglia Roffia.
Il ‘400 fu un periodo cruciale per la costruzione dello stato fiorentino e rientrava in questa politica anche la creazione di nuove diocesi. Questa politica di rafforzamento poteva essere realizzata con l’elezione a papa di Alessandro V dè Medici. Ma il papa morì presto e San Miniato non fu elevata a diocesi.
Nel 1527 vennero comunque accordati a San Miniato (e ai vicari foranei) privilegi su come poter ordinare direttamente i chierici.
Nel ‘500 i vicari foranei eletti furono tutti di San Miniato appartenenti alla casata dei Roffia. Ciò risultò un vantaggio per la città che potè preparare “il terreno” per ottenere la sede vescovile.
Ma si dovette attendere ancora diversi anni prima di raggiungere l’obiettivo. In questi anni vari furono i tentativi (l’ultimo fu quello del 1587), che non trovarono risposta.
Nel 1622, grazie all’intervento dell’arciduchessa Maria Maddalena d'Austria vedova di Cosimo II e reggente per il figlio Ferdinando II, San Miniato fu elevata prima a città, e poi a diocesi.
I nobili e la comunità  furono coinvolti direttamente con tassazioni perchè era importante sia l’elevazione di San Miniato a città che a diocesi, per dare più importanza ai loro casati e per avere posti di rilievo a Firenze, oppure poter contrarre matrimoni più vantaggiosi.
La nuova diocesi comprendeva 118 parrocchie con 19 pievi e collegiate, 160 benefici, 10 monasteri femminili e 13 maschili. Il suo territorio era stato interamente scorporato a Lucca. Confinava con le diocesi di Lucca, Pistoia, Firenze, Pisa e Volterra.
L'erezione a diocesi fu per San Miniato occasione di grande sviluppo architettonico e culturale (basti pensare alla costruzione del seminario).

Il Settecento
Il Settecento fu ancora più prolifico. I vescovi che si succedettero durante tutto il secolo diedero avvio alla costruzione ed al restauro di numerosi edifici sacri, adeguandoli allo stile barocco. L’arrivo degli Asburgo Lorena costituì un elemento di sviluppo anche urbanistico ed architettonico.
In questo secolo il vescovo Francesco Poggi ampliò il seminario e vi fece dipingere i medaglioni tuttora visibili con le scritte in latino e le massime, i lavori terminarono nel 1705. Fondò, nel 1717, la confraternita di Misericordia e, in seguito, lo Spedale degli infermi. Fece costruire la chiesa del SS.Crocifisso che fu terminata nel 1719, adempiendo ad un antico voto fatto dai sanminiatesi durante la pestilenza del 1631, di trovare un luogo degno dove deporre un crocifisso ligneo medievale. Il progetto della chiesa, a croce greca fu redatto dall’architetto Antonio Ferri, molto attivo in quel periodo a San Miniato. All’interno, la chiesa fu abbellita con affreschi del pittore Anton Domenico Bamberini.
Il Settecento fu anche il secolo di Giovan Battista Landeschi, parroco della chiesa di S.Angelo a Montorzo che ideò un nuovo metodo di recupero e coltivazione dei terreni in collina ed “inventò” i terrazzamenti.
Pietro Leopoldo fece di San Miniato la sede di un vicariato maggiore, ne valorizzò le istituzioni e ne riformò gli enti.
La fine del settecento fu molto problematico per la città. L’arrivo dei francesi in Italia e le idee propagandate dalla rivoluzione francese trovarono proseliti in città. Nel 1799 molte vestigia medievali che ricordavano le antiche famiglie (stemmi, statue, ecc.) furono distrutte dai giacobini sanminiatesi. Furono eretti gli alberi della libertà, furono reintitolate le piazze e le stade cittadine, furono confiscati beni ai nobili. Il movimento ebbe vita breve ma coinvolse strati sociali importanti tra cui nobili appartenenti alle più facoltose famiglie, come i Gucci.
La permeabilità alle idee rivoluzionarie fu anche dovuta al fatto che la famiglia di Napoleone Buonaparte aveva origini sanminiatesi. Ancor prima del 1799, cioè nel 1796, Napoleone, durante la campagna d’Italia aveva fatto visita allo zio Filippo, rettore della chiesa di Santa Lucia a Calenzano e ultimo rappresentante della famiglia a San Miniato. Ciò influnzò l’immaginario collettivo di molti che, affascinati dall’eroe, furo presto coinvolti nelle sue imprese. Il movimento giacobino a San Miniato fu da una parte un movimento di élite ma coinvolse a tal punto i soggetti aderenti che alcuni di loro emigrarono per un periodo in Francia ed ebbero incarichi di alòto livello sia politico che militare nella Francia repubblicana, a cominciare da Michele Buonfanti.  

L’Ottocento
Nell’Ottocento San Miniato divenne sede delle carceri circondariali, del tribunale, delle scuole ginnasiali, ecc. L’Ottocento tuttavia fu un secolo di impercettibile, ma graduale decadimento.
La sua conformazione geografica posta su un colle, le difficoltà di accesso, la lontananza dalla strada Regia Pisana, portarono ad un pediodo di difficoltà. Il granduca Leopoldo II tuttavia nel 1850 ne fece sede della Pretura e della Sottoprefettura. Se la posizione fisica fu di impedimento per un maggiore sviluppo architettonico, l’Ottocento vide fiorire a San Miniato un gruppo di intellettuali che diedero lustro alla città, come il poeta Pietro Bagnoli, nonché precettore di Leopoldo II, Giovacchino Taddei fisico e chimico, il filosofo Augusto Conti, Torello Pierazzi, vescovo di San Miniato e fondatore dell’attuale Cassa di Risparmio di San Miniato, ecc. 
A San Miniato insegnò, al locale liceo, il poeta Carducci e qui scrisse le famose “Rime”.
A San Miniato oltre ad i già citati personaggi, si dice sia nata Matilde di Canossa (secondo uno studioso del ‘600). Vi è certezza invece sui natali sanminiatesi di Francesco Sforza e il pittore Lodovico Cardi detto "il Cigoli".

Gli eventi della Seconda Guerra mondiale
Durante la seconda Guerra Mondiale, San Miniato fu teatro di un sanguinoso evento che ha lasciato profonde ferite nella storia della città. Il 22 luglio 1944, all’approssimarsi degli Alleati, i tedeschi decisero di riunire gran parte della popolazione nel Duomo. Nella mattinata però un colpo di artiglieria squarciò la navata di destra. I morti furono 55, un centinaio i feriti, in gran parte donne, vecchi e bambini. Negli anni si sono susseguite le ipotesi che il colpo di obice fosse Tedesco o Alleato, anche se ormai pare assodato che il proiettile fosse stato un colpo errato dell'artiglieria Alleata. Una lapide nella navata destra del Duomo è stata posta a memoria di questa strage. Di quest’avvenimento i fratelli Paolo e Vittorio Taviani entrambi nati a San Miniato, hanno preso spunto per la realizzazione nel 1954 di un film-documentario: San Miniato luglio ´44 , e nel 1982 per uno dei loro film più famosi "La notte di San Lorenzo", girato in parte nella cittadina, nelle sue campagne e in parte ad Empoli. I Nazisti in ritirata si resero responsabili, il 23 luglio del 1944, anche della distruzione della Rocca di Federico II che da più di settecento anni dominava il Valdarno Inferiore.

 (pagina a cura della dott.ssa Manuela Parentini)

  • Per una documentata bibliografia storico-didattica sulla città, consulta anche la sezione DIDATTICA dell'Archivio Storico

 

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